Il contesto storico artistico

Signori, mecenati, sovrani e papi. E il genio degli artisti. Mai come nel Rinascimento lo splendore delle arti si interseca con il mecenatismo di ricchi committenti, e con le ragioni della politica.

In un’Italia che nella seconda metà del XV secolo conosce un cinquantennio di pace relativa, è Firenze a dominare la scena politica e diplomatica. E Firenze è retta dal Magnifico: Lorenzo de’ Medici.

Attorno a Lorenzo si ritrova un cenacolo di straordinaria levatura artistica. Botticelli, Pollaiolo, Verrocchio, Ghirlandaio. Ma anche Leonardo da Vinci e un giovanissimo Michelangelo.

Firenze novella Atene è solo uno dei “rinascimenti italiani”. Ogni città, ogni regione, conosce in quest’epoca uno sviluppo autonomo, benché connesso agli altri. Roma, Napoli, Venezia, Milano. Ma anche centri minori, come Urbino, Mantova, Ferrara.

In molte di queste città arrivano gli ambasciatori di Lorenzo il Magnifico: gli artisti della sua corte si ritrovano così in altre città, dove la loro opera e il loro stile si può misurare con altre scuole italiane.

È a Roma che avviene una delle più stupefacenti manifestazioni del genio artistico di tutti i tempi: la realizzazione della cappella vaticana voluta da papa Sisto IV. La Cappella Sistina verrà affrescata da Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli, Perugino, Piero di Cosimo e, infine, da Michelangelo.

Pochi anni dopo, nel 1494, Carlo VIII invade l’Italia, che diventa campo di battaglia e poi terra di conquista.
Il Cinquecento sarà ancora un secolo di splendore artistico per le corti italiane. Ma sul piano politico e militare il declino della penisola è ormai inarrestabile.