L’opera di Botticelli
tra neoplatonismo e mistica cristiana

Il valore dei capolavori pittorici di Sandro Botticelli risulta ancora più significativo alla luce delle correnti culturali attive nella Firenze medicea e rinascimentale, di cui egli fu una delle più illustri testimonianze: il neoplatonismo, rinato attorno all’Accademia ficiniana, e la mistica cristiana, che trovò in fra’ Girolamo Savonarola uno dei fautori più coerenti.

La dinastia de’ Medici, e Lorenzo il Magnifico in particolare, si distinse per il suo squisito mecenatismo. Amanti e ammiratori dell’arte contemporanea, i signori di Firenze protessero infatti numerosi pittori, artisti, letterati. Ma un posto speciale venne riservato alla filosofia: donando la villa a Careggi al neoplatonico Marsilio Ficino, i Medici trasformarono, così, la capitale fiorentina in una “novella Atene”.

Con la morte del Magnifico e la discesa in Italia di Carlo VIII di Francia, il filo del potere mediceo fu spezzato. A Firenze tornava la Repubblica e il suo punto di riferimento morale divenne il domenicano Savonarola, sferzante e icastico critico della splendida mondanità dell’età laurenziana.

Entrambe le correnti, coeve, contribuirono a innalzare l’arte di Botticelli a simbolo di un’epoca.